Come trasformare il tuo curriculum da carta da culo in uno strumento magico in grado di regalarti il lavoro dei tuoi sogni

 

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Ci siamo: il fatidico giorno dell’invio del CV è arrivato.

So bene come ci si sente. Apri Google e digiti: “Come creare un CV”.

E poi parti.

Scarichi il modellino del curriculum Europeo su Word, e vai con la compilazione:

Nome… Cognome… Email… <<Questo ce lo metto? Ma sì…>>, <<Inglese? Mah, metto “buono” dai…>>, eccetera, eccetera.

Salvi chiudi. Lo riapri. Lo leggi di nuovo. Ti soffermi due secondi sulle tue conoscenze del pacchetto Office, perché oggettivamente non hai idea di cosa sia Access e quindi sei indeciso tra “buono” e “eccellente”…

<<Se avessi preso anche l’ECDL…>>

Eh lo so. Vabè, ormai è andata.

Poi, finalmente, dopo altre centoquarantasette modifiche… è pronto.

Il senso di soddisfazione lascia presto il posto all’ansia “pre-invio”. Le mani ti tremano. Stai per inviare la tua candidatura ad un’azienda molto importante.

Se tu entrassi in quell’ambiente lavorativo partirebbe la tua scalata verso il successo. Il tuo ingresso ufficiale in società.

Una sola cosa devi fare: entrare. Poi ce la giochiamo una volta dentro.

*click*

CV inviato.

Scarica di adrenalina. Razionalizzazione del fatto che mandare CV è una cosa normale. Auto-soddisfazione. Stato su Facebook

<<Speriamo bene>> – Luca Zzomio è speranzoso.

Passano i giorni.

Nessuna risposta.

Ne passano altri… ancora nulla. Manco un bigliettino con scritto “Ritenta, sarai più fortunato“, o comunque un cenno di vita.

 

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E te aspetti, aspetti e aspetti ancora…

… ma NIENTE.

Dopo 93 giorni dall’invio, cominci a farti venire qualche pensiero.

<<Eppure il CV era perfetto… ho scritto anche la lettera di presentazione cavolo, ci sono stato una settimana! In più sono idoneo per quel ruolo sotto tutti i punti di vista. Davvero non capisco cosa sia andato storto, c’ho lavorato come un matto… Com’è che non mi rispondono?! Ma che pezzidimmerda sono?!?!>>

Ci tenevi davvero. E ti sembra che tutti gli sforzi che hai fatto in questi anni a studiare, a passare le notti in bianco per gli esami, magari a lavorare come cameriere per aiutare i tuoi a mantenerti durante il periodo universitario, siano finiti nello stesso buco nero iper-dimensionale dove è finito il tuo CV.

Se è una situazione familiare (o hai paura che finisca così quanto arriverà il tuo momento – cosa probabile se non leggerai questo articolo) ho una storia mooolto curiosa che rivela il mistero dietro CV scomparsi e candidati MAI richiamati.

Quindi… beh, versati un po’ di caffè (se siamo un minimo simili probabilmente hai un ottimo rapporto con la caffeina) e goditi il film.

 

“Cronache segrete di due giovani NEO-LAUREATI: il meno intelligente e annoiato-cronico trova il lavoro dei suoi sogni; l’altro è disoccupato. Ecco cosa ha fatto la differenza…”

LAVORO

C’erano una volta due amici.

Avevano la stessa età e si erano laureati nello stesso anno. Entrambi erano parecchio ambiziosi e avevano il cassetto pieno di sogni e progetti che intendevano realizzare.

Uno dei ragazzi era uno studente di gran lunga al di sopra della media, con un libretto universitario da bacio accademico, encomio, e standing ovation dalla curva nord dell’ateneo.

Aveva dedicato il 150% della sua vita allo studio e si era sempre dell’eccellenza del suo curriculum, sperando che gli spalancasse le porte per il futuro radioso che sentiva di meritare.

Era molto studioso, responsabile e con un curriculum universitario da paura. Si era laureato in anticipo, aveva fatto innumerevoli stage all’estero e lavorato per più di un anno fuori Italia. Insomma, se per ogni cosa ganza fatta gli avessero dato una medaglia, a quest’ora non si vedrebbe il colore del cardigan da vecchio che indossa sempre.

Nonostante tutte queste premesse e l’eccellente percorso accademico alle spalle, NON riusciva a farsi notare dalle aziende sulle quali metteva gli occhi.

Il secondo non era altrettanto brillante. Non riponeva troppa fiducia nella laurea, la prese giusto per scrupolo, perché finite le superiori aveva pensato <<Magari ho più possibilità di trovare lavoro>> (bugia, è un modo carino per dire “non ho voglia di lavorare ora. Come posso allontanare il più possibile il mio ingresso nel mondo del lavoro?”).

A confronto con il primo si sentiva un po’ lo sfigato di quartiere, destinato a friggere le patatine al McDonalds’ nonostante avesse la stessa laurea.

Non che ci sia niente di male a friggere le patatine eh, sono buonissime, io ci impazzisco. Però se uno si laurea probabilmente ha altre ambizioni. Potrei sbagliarmi… ma magari anche no).

Per tornare al secondo neo-laureato, era meno (parecchio meno) studioso del primo, un inguaribile irresponsabile, spesso annoiato dalla vita, con un percorso universitario che, se paragonato a quello dell’altro, era utile al massimo per inzupparlo nella colla vinilica e prestarlo a Giovanni Muciaccia per i suoi Art Attack.

Insomma:

I due neo-laureati non avevano NIENTE in comune tranne il titolo di studio: uno era intelligente, l’altro… diciamo che “poteva ma non si applicava” (con sta storia l’hanno buttato nel culo anche a te, di’ la verità! Feel ya, bro).

Ed è proprio qui che le cose cominciano a farsi VERAMENTE bizzarre

Perché il PRIMO giovane, con un curriculum accademico sedici milioni di volte migliore rispetto al secondo, non lo caava nessuno (son Livornese, abbi pietà per le cadenze che ogni tanto appariranno, ti prego).

Aveva fatto stage all’estero per mesi interi mentre studiava per laurearsi, ed si era laureato senza andare fuori corso. Finita l’università, era partito per lavorare all’estero per più di un anno. Successivamente era tornato in Italia, convinto che i sacrifici che aveva fatto sarebbero stati riconosciuti dal mondo intero.Immagine

Grazie a tutti questi elementi, credeva di poter ottenere qualsiasi posto desiderasse.

Ed effettivamente aveva un curriculum che mammamia Alfieri del Lavoro levatevi dal cazzo in retromarcia e a testa bassa…

… eppure niente.

Le aziende lo rimbalzavano come una pallina da tennis. *boing*, e il CV finiva nel cestino.

Il SECONDO giovanotto, invece?

Lui, al contrario del primo, quando inviava un “curriculum” veniva chiamato entro le 24 ore successive. Non solo. Durante il colloquio poteva tranquillamente considerarsi assunto.

In altre parole:

red-carpet-ready1Il neo-laureato meno preparato aveva decifrato il codice per farsi stendere il red carpet dalle aziende!

Era stregoneria? Blasfemia? Qualcos’altro che finisce in “-ia”?

Nope, man.

E allora qual era il suo segreto? Che cosa ha fatto la differenza?

Una. Singola. Abilità.

Ed è un’abilità che funziona sia se hai dedicato tutto te stesso allo studio e all’ottenimento di un CV fuori dal comune, sia se durante l’università hai fatto come Baloo, cioè ti “bastavan di poche briciole, lo stretto indispensabile”.

E sto per rivelartela.

DISCLAIMER: se sei uno di quelli che utilizza la scusa del “io mando CV ma non mi chiama mai nessuno” per non andare a lavorare (non credo, visto che hai letto fino a qui), sappi che finito di leggere questo articolo NON potrai più utilizzare questa scusa. Perché? Perché semplicemente non funzionerà più. Quindi poi ti tocca andare a lavorare per davvero.

Bon, se nessuno ha obiezioni, domande o deve andare in bagno… cominciamo.

 

Martin la zebra ti rivela perché DEVI incenerire il Curriculum Europeo e la “Lettera di Presentazione” che hai preparato se NON vuoi che il tuo CV finisca nella pila di fogli usata dal responsabile delle risorse umane per allenarsi a fare canestro nel cestino del suo ufficio

Martin e CV

Ci tengo a fare una piccolissima premessa prima di svelarti l’insolito collegamento tra una zebra, il tuo curriculum e il tuo futuro.

In Italia ci sono più posti di lavoro vacanti che persone in cerca di impiego. Bisogna che ci leviamo dalla testa che “non c’è lavoro”, che “non si trova lavoro”, che “non ti chiamano” ecc…

Il lavoro c’è. Il lavoro esiste.

Poi bisogna vedere se le tue competenze e le tue abilità sono richieste sul mercato del lavoro – che è diverso da “non c’è lavoro”, è più che altro un <<Mi sono laureato in dinamica degli anelli di fumo fatti con la bocca, ma nessuno vuole giocare con me>>.

Se uno comincia un percorso di studi “tanto per” poi è ovvio che dovrà arrangiarsi alla meno peggio. Ma non perché “non c’è lavoro in Italia” in generale, ma semplicemente perché se uno non sceglie con un minimo di attenzione finisce che si specializza in discipline che qui da noi non vengono valorizzate o “non servono”.

Ma non è che arrivi tu, ti laurei in “Filosofia dei sassi” e te ne esci con “In Italia non c’è lavoroh!!1!”. Serve un attimino che ciò che studi e ciò che impari sia UTILE alla società.

Quindi partendo dal presupposto che funziona così, o ti muovi di conseguenza e cerchi di ottenere delle competenze richieste dal mercato del lavoro, o ti lasci logorare dentro dal sistema cadendo in una spirale di frustrazione mista a delusione, che ti farà vivere il resto dei tuoi giorni come se fossero degli infiniti “Lunedì mattina”.

Ripeto: il lavoro c’è. Esiste. Ed è di chi sa andarselo a cercare, trovare e infine prendere (sui primi due non posso aiutarti, sul terzo magari ho qualcosina da dirti più avanti).

Ma torniamo al triangolo Zebra-CV-Futuro, che ne dici?

Partiamo con una domanda fondamentale… hai mai visto il secondo cartone di Madagascar?

Ma sì dai, quello dove ci sono quattro animali protagonisti… Alex il leone, Martin la zebra, Gloria l’ippopotamo e Melman, la giraffa… mi segui?

Se non lo hai visto sei una brutta persona… scherzo dai. Per farla breve, i quattro protagonisti passano da essere gli unici della loro specie allo zoo newyorkese, alla natura selvaggia della Savana africana.

Alex finisce tra i leoni (incontrando i suoi genitori, tra le altre cose), Gloria sta con gli ippopotami, Melman va dalle giraffe… e Martin la zebra finisce insieme ai suoi simili: una mandria infinita di zebre.

Una mandria infinita di zebre…

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… TUTTE UGUALI.

“Quanto” uguali?

Tanto. Così tanto che Alex (il leone) non riesce più a riconoscere Martin in mezzo a quelle zebre tutte identiche tra loro. Talmente tanto che (sempre Alex) si mette a parlare con una zebra per diversi minuti, scoprendo solo a conversazione finita che non aveva parlato con Martin!

Cosa sto cercando di dirti neanche troppo velatamente? Un paio di semplici cose:

1. Se esci dalla scuola o dall’università e cominci ad inviare il tuo Curriculum Europeo ad casum, sarai come tutti gli altri neo-diplomati o neo-laureati che inviano il loro Curriculum Europeo.

E questo NON va bene, perché agli occhi di chi deve smazzarseli sono tutti uguali, e fanno di te “l’ennesima zebra nel branco”. Mettiti nei panni del responsabile delle risorse umane di un’azienda che riceve 500 CV tutti uguali, scritti nello stesso modo. Ecchedduecoglioni va’!

2. Per di più, questo povero cristo – incaricato di trovare un elemento valido tra tutti i curriculum che gli sono arrivati – non vedrà altro che una pila di fogli identici. Cosa significa? Significa che leggere il tuo curriculum non è diverso da leggere quello di qualcun altro.

NESSUNA DIFFERENZA.

Questi sono i due motivi principali per cui, quando decidi di candidarti per il ruolo o la posizione che ti piacerebbe ricoprire, NON devi assolutamente utilizzare il formato del “Curriculum Europeo”.

Con il CV Europeo faresti la fine di Martin in mezzo al branco: una “zebra” speciale che non viene riconosciuta neanche dal suo migliore amico.

<<Eh, ma io scrivo anche la Lettera di Presentazione, così mi distinguo dagli altri!!!>>

Anche se il principio di per sé è giusto, solitamente la sua applicazione lo è un po’ meno.

Dire “ma io scrivo la lettera di presentazione” è come dire “ma io cammino con le gambe”: ad una certa, lo devi dare per scontato. Devi partire dal presupposto che “lo fanno TUTTI”. Dopotutto a certi livelli, quando invii la tua candidatura per ricoprire un ruolo importante in una società rinomata, è normale scrivere una lettera di presentazione, no?

Voglio dire, è la base. Senza quella fai prima a non inviare niente e passare il resto dei tuoi giorni davanti all’ultimo Call Of Duty.

Per risolvere il mistero dei CV scomparsi, non è che proprio scompaiono. È che finiscono tutti su una scrivania. Tutti uguali.

E come va a finire? Eh, va a finire che vieni paragonato ad altri studenti come te, con ambizioni grandissime come te… che hanno scritto una lettera di presentazione identica alla tua! Perché sì, sono tutte uguali. Per scrivere una lettera di presentazione lo so come fa la stragrande maggioranza dei neo-laureati: apre Google e digita “come scrivere una lettera di presentazione”.

Guarda i primi 2, 3 o 4 link, mixa le informazioni e ta-daaaaa! Lettera pronta.

Ed è grazie all’ausilio di questi pontentissimi mezzi tecnici che le lettere di presentazione sono… rullo di tamburi… suspance… TUTTE MALEDETTAMENTE UGUALI MAREMMA IMPESTATA!

Dai, non ci siamo. #nobono

Non va bene, e ora ti dico perché.

Immagina di essere il responsabile delle risorse umane di un’azienda che ogni giorno riceve, non lo so, quaranta candidature al giorno. Se ti arrivano quaranta CV Europei e lettere di presentazione identiche, cosa succede?

 

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Succede questo!

Che dopo 500 CV è una cosa del tutto normale.

Per questo ad un certo punto velocizzano il processo e guardano le macro-differenze che saltano immediatamente all’occhio, come ad esempio “il voto di laurea” o il numero di stage fatti.

Ebbene, voglio condividere con te un mio pensiero personale: ritengo che non sia solo STUPIDO, ma anche da COGLIONI pensare che uno che ha preso 110 e Lode sia migliore in tutto e per tutto di uno che si laurea con 107 (e te lo dico io che mi son laureato con 110 e Lode eh, sennò potresti pensare che sono lo scemo di turno che si lamenta).

Però qual è il VERO problema qui?

Le aziende sono costrette a valutare in base al numerino accanto alla scritta “Voto:”, perché non gli vengono forniti altri parametri di valutazione VALIDI da parte dei candidati.

Se gli arrivano fogli tutti uguali, non hanno a disposizione delle informazioni rilevanti che permettono una valutazione che vada al di là del voto, è normale che si basano su un numerino e via.

<<Eh ma così scremano, poi chi sei lo vedono durante il colloquio“>>.

Certo, ma ripeto: sono costretti a scremare così, perché non gli stai dando un motivo per farlo diversamente.

Ora tu probabilmente non lo saprai mai, però prova a pensare a questo: il tuo curriculum arriva “in finale” insieme ad un altro. Devono scegliere tra te ed un altro per una posizione che porco zio se riesci ad ottenerla sei apposto. I vostri CV sono identici… solo che tu hai preso 109. L’altro 110

Non hanno tempo per fare più di un colloquio, quindi chiamano l’altro, che se la giochicchia bene e viene preso. A te rimane solo la balla di fieno che rotola sullo sfondo del tuo cervello.

Onesto (tanto non ti sente nessuno) che fai?

Probabilmente ti metti a urlare come se non ti servisse più la voce e ti infili un tubo di scappamento in gola e respiri forte, perché ormai non ci puoi fare nulla.

Stessa zolfa anche a parità di voto di Laurea eh! Ricordi il giovane neo-laureato della leggenda?

Uscito con 110 e Lode, encomio, bacio accademico e puppone strategico, esperienza infinita grazie agli stage all’estero ecc… solo che aveva sottovalutato un fattore molto importante. Un fattore che ti consiglio di tenere sempre a mente: al mondo c’è sempre un bastardo che ha fatto meglio di te.

Proprio come uno può aver preso 109 e uno 110, uno potrebbe aver fatto 2 mesi di stage più di te. E così via.

<<Marco ok, però se un CV arriva in finale insieme ad un altro o altri due di solito vengono chiamati tutti per il colloquio>>.

Verissimo. Cosa succede a quel punto?

Che arrivate in tre e NESSUNO di voi ha un vero e proprio vantaggio competitivo sull’altro (se non il voto o qualche mese di stage in più). Te la giochi TUTTA durante il colloquio. E se malauguratamente il primo CV che mandi ad un’azienda importante decidono di riceverti:

– non hai esperienza nel fare i colloqui. Puoi leggerti cosa vuoi su internet, quando ti trovi davanti all’esaminatore ti senti come un imputato durante un processo di omicidio preterintenzionale;

– non riesci a parlare, la salivazione ti abbandona e ti si accartoccia la bocca tipo Jim Carrey in “Io, Me e Irene”;

– al “May we swich in english?” ti ricordi che sei stato un coglione a mettere “Buono” alla voce “Lingua inglese”, e l’unica cosa che ti viene in mente in inglese è “Nobody fucks CJ!” dal repertorio di offese del nigga number 1 di GTA San Andreas…

– non hai mai sudato in vita tua, ma quei 10 minuti avranno l’effetto di 30 saune e 27 bagni turchi…

… e quindi niente. Un’opportunità straordinaria bruciata al vento.

Ahhh, se solo tu avessi dimostrato fin da subito di essere “il loro uomo”, a prescindere da voti più alti e mesi di esperienza in più… magari il colloquio sarebbe stato psicologicamente più affrontabile.

Ancora: o gli dai un motivo valido, o il responsabile dell’azienda dove sogni di lavorare per realizzare al 100% le tue ambizioni e aspirazioni professionali sceglierà un saputello rottinculo al posto tuo, “solo” perché ha fatto 1 mese di stage più di te.

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La verità è che quel mese ad oggi da un valore aggiunto al tuo avversario rispetto a te…

… la vera verità è che esiste c’è un “trucco segreto” per renderlo irrilevante agli occhi di chi deve decidere.

<<Marco ma allora dimmelo te, forza! Cosa devo fare per far saltare la mia candidatura agli occhi del responsabile delle risorse umane se il CV Europeo e la Lettera di Presentazione NON servono?>>

Ooooh, vedi? Questa è una domanda intelligente. Bravo.

Ti risponderò riprendendo le disavventure di Alex e Martin (il leone e la zebra di Madagascar, ricordi?).

Alla fine del cartone, infatti (SPOILERONE) Alex dice a Martin che lui in realtà lo riconoscerebbe tra mille. Come? Semplicemente perché le zebre del branco sono zebre bianche a strisce nere, mentre Martin è una zebra nera a strisce bianche!

Alex e Martin

Madonna che cazzata.

Infatti non è la verità: lo riconosce perché nel primo cartone gli attacca un morso sul culo – tipo quando addenti un panino ignorante grosso come la tua testa – lasciandogli una cicatrice che lo rende diverso e riconoscibile dagli altri.

Ed è proprio questo piccolo dettaglio che fa la differenza tra un curriculum scartato e un colloquio di lavoro.

Significa forse che devi diventare una zebra nera a strisce bianche? No. Sarebbe ganzo abbestia. Ma no.

Devi trovare il modo di distinguerti dalla mandria di zebre, cancellarle dalla mente del Responsabile delle Risorse Umane e non dargli altra scelta se non quella di volere proprio te (solo te e nessun’altro che te!) nella sua squadra a tutti i costi

Partiamo dal fatto che hai tutte le competenze richieste dall’azienda che servono per ricoprire il ruolo per il quale ti sei candidato (anche perché se non ce l’hai stiamo parlando di niente). Devi sapere però che come le hai te, è molto probabile che le abbiano anche gli altri candidati.

Quindi non è che devi mentire spudoratamente sulle tue competenze ed esperienze, no. La sfida qui è un po’ più elettrizzante: devi spiccare tra gli altri che hanno praticamente le tue stesse competenze.

Ah, ma io ho già scritto qualcosa nella lettera di presentazione per dirgli chi sono e perché dovrebbero scegliere me, tipo che io son-” aspetta, aspetta.

Fermo.

Te lo dico io cosa hai scritto nella lettera di presentazione. Lo so. Tanto son tutte uguali.

 

“Allo spettabilissimo, illustrissimo e supercalifragilistichespiralidosissimo Responsabile delle Risorse Umane,

mi chiamo [NOME] e Le scrivo perché sono interessato a lavorare alla [NOME AZIENDA FAMOSA CHE SE ENTRO MAMMAMIA SONO APPOSTO 4EVER].

Sono un ragazzo

  • Dinamico (dì che non ce l’hai scritto?! Dai dimmelo su);
  • Orientato al Multi-tasking;
  • Problem solver;
  • Serio (?!?!);
  • Disponibile;
  • Ambizioso, con “tanta voglia di fare”;
  • Motivato;
  • Disposto a trasferte;
  • Auto-munito;
  • Costante nel proprio lavoro;
  • Predisposto a lavorare in un team per raggiungere obiettivi comuni (quando è già tanto se sopporti i gusci delle vongole negli spaghetti allo scoglio);
  • Con grandi capacità di adattamento;
  • “Buona” conoscenza dell’Inglese e dell’Italiano madrelingua;
  • “Buona” conoscenza del pacchetto MS Office;
  • Orientato al cliente;
  • Preciso;
  • Ordinato;
  • Fortemente interessato verso [QUELLO CHE PRODUCE L’AZIENDA] (che 99 su 100 non n’avevi manco sentito parlare, ma hai visto che danno la macchina e il telefono aziendale e quindi ti ci sei tuffato sopra peggio di uno squalo che sente l’odore del sangue);
  • Portato per parlare in pubblico;
  • Responsabile;
  • con eccellenti doti comunicazionali, verbali e scritte;
  • Analitico;
  • Con grandi capacità di apprendimento, organizzazione e pianificazione;
  • Proattivo (anche questo minchia c’è fisso, manco tu fossi uno yogurt);
  • Interessato a lavorare in un ambiente dinamico (perché una bella leccata di mele a chi legge non si nega mai) come il vostro alla [NOME AZIENDA CHE HAI DOVUTO RIGUARDARE PERCHÉ TE L’ERI SCORDATO];
  • Solare, estroverso (e aggiungerei “e il mio tallone d’Achille mi dicono che sono gli occhi);

Vorrei lavorare nella vostra azienda perché [MOTIVO PRESO DA INTERNET CHE TI È SEMBRATO CARINO E RI-ADATTABILE AL CONTESTO].

Nella speranza di ricevere una pronta risposta, Le allego il CV Europeo e le porgo i miei più distinti/cordiali/sinceri/chittesencula saluti.

 

[FIRMA]”

 

Quante n’ho azzeccate?

A occhio e croce direi “abbastanza”.

Non fraintendermi, va bene. Fino ad oggi hai avuto a disposizione solo i “Come compilare il CV Europeo” o “Come redigere la lettera di presentazione” già pronti, schemi già pre-impostati che hai trovato su internet.

E tu, con l’innocenza e la malizia di un bambino di 2 anni che gioca con una calibro 9, hai aggiunto un po’ di cirro, un tocco di nembostrato e un pizzico di cumulo (se non hai colto questa *cit* non so quante speranze abbiamo di tirarci fuori le gambe eh…) ed eri sicuro di aver preparato la migliore delle lettere di presentazione.

Il problema è sempre il solito: queste cose le fai tu come le fanno TUTTI gli altri. Poi è normale che si basano sul voto e vince “il numerino”.

Non vorrei che passasse una cosa tipo “il voto non conta”. Il voto conta, è importante ed è un indicatore utilizzato dai cosiddetti “recruiter”. Echi si fa il culo all’università va assolutamente rispettato e ammirato.

Se questo è chiaro, è altrettanto chiaro che pensare di essere chissà chi solo per una lode stampata su un certificato è da teste di minchia. Claro?

Quindi quando i “109” (e mi rivolgo a tutti quelli che credono di non avere speranze perché non hanno preso il massimo dei voti) soffieranno da sotto il naso i ruoli di prestigio nelle aziende ai 110 e Lode dopo aver letto tutto questo articolo e messo in pratica quello che sto per dirti, non stupirti. Perché accadrà. Uuuh se accadrà.

Come puoi fare?

Così.

 

RILASCIO! Tecnica proibita della trasformazione segreta del CV Europeo da carta da culo in un’arma di persuasione dall’aura potentissima

 

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Sì, l’anime di “Naruto” mi appassiona un bel po’. Ma non è questo il punto.

Il punto è che con questa tecnica sarai in grado di manipolare le scelte del Responsabile delle Risorse Umane, fargli puntare il dito verso di te mentre liquida gli altri con un “Per me è NO!” alla Mara Maionchi.

Il processo logico alla base del percorso “Invio CV – Colloquio – Assunzione – Festa grande”

Affinché la tecnica sia eseguita con successo, è di vitale importanza che tu abbia ben chiare le seguenti regole:

1. Se mandi un CV uguale agli altri, molto probabilmente NON attirerà l’attenzione;

2. Un CV che non attira l’attenzione verrà messo insieme gli altri e chissà Dio quando (e soprattutto se) lo leggeranno;

3. Per far sì che venga letto, quindi, è FONDAMENTALE attirare l’attenzione del Responsabile delle Risorse Umane o chi per lui si occupa della valutazione dei profili dei candidati;

4. Attirare l’attenzione del “Recruiter” significa SPEZZARE la monotonia e la noia che vive giorno dopo giorno, un CV dopo l’altro, grazie a qualcosa di straordinario.

 

Come puoi fare per attirare l’attenzione del Responsabile, fargli leggere il tuo “nuovo CV” e (soprattutto!) farti chiamare per un colloquio?

Possiamo grazie all’unica singola abilità che ti accennavo all’inizio: il COPYWRITING.

Per rivelarti tutti i dettagli sulla sua vera natura servirebbe una tesi che non basterebbero due Rotoloni Regina per scriverlo.

Quindi detto inter-nos, per capirci,

Il copywriting è la quint’essenza della “scrittura persuasiva”, l’abilità utilizzata dai più grandi venditori e marketer di successo per CONVINCERE le persone ad acquistare i propri prodotti o servizi solo ed esclusivamente per il bene dei loro clienti.

Perché un’abilità spettacolare come questa dovrebbe interessare a te che stai cercando lavoro (o ti stai candidando per una selezione interna)?

È presto detto.

Vedi, il CURRICULUM è il tuo bigliettone da visita che, detto con parole da mercante, deve “vendere la tua persona, le tue capacità e le tue esperienze” all’azienda.

Esatto, deve vendergliele.

Devi far sì che ciò che la tua persona, quello che tu puoi fare per loro, le tue abilità, le tue attitudini, esperienze siano più convincenti, persuasive e stimolanti rispetto a qualsiasi altro candidato che sta cercando di rubarti il posto.

Immagina come sarebbe se tu padroneggiassi alla perfezione quest’abilità…

… ti sei appena laureato – o stai per prendere la laurea. Non pensi neanche per un secondo di poter rimanere senza lavoro, perché sai benissimo che nessuno dei tuoi concorrenti sa presentarsi come sai fare tu.

Gli altri creano profili su tutti i portali esistenti. Tu sai benissimo che NON si fa così: non è dalla porta dove tentano di entrare tutti che vuoi passare.

Hai piena consapevolezza nelle tue capacità e conosci il modo per alzare il più possibile le probabilità che l’azienda a cui invii il tuo CV lo legga e ti richiami alla velocità della luce.

Sai sempre come venderti e gli altri non hanno speranza di competere.

Non commetterai gli stessi errori che stanno commettendo gli altri e partirai immediatamente da un livello dove tutto è possibile e le candidature non finiscono con un fragoroso e demoralizzante *flop* nel nulla.

Proprio come è successo a me. Proprio come è successo ad altri due miei cari amici (e colleghi).

Nicola (l’elegante tutor dell’Academy) ha completamente stravolto l’impiego delle sue due lauree e il dottorato.

Anche Michel (proprietario di Victor) mi raccontava di aver aiutato tre suoi amici a farsi assumere (uno è finito a Dubai, uno lavora alla RedBull e il terzo non ricordo).

Anche io a suo tempo mi sono fatto assumere all’Iper Coop di Livorno solo perché c’era una ragazza che mi aveva fatto perdere il cervello e volevo vederla il più possibile. E sono passato avanti ad una lista di decine di persone in attesa (per poi licenziarmi una volta capito che non ci sarebbero state possibilità di portarla a cena).

Tralasciando il finale spezzacuore, per il resto ha funzionato alla grande.

Questo è potere. Questa è libertà. Farsi assumere e licenziarsi senza alcun peso sullo stomaco, perché tanto sai che al prossimo invio avrai le spalle coperte da qualche altre parte.

 

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You’ve got the pawa!

Non essendo un malvagio egoista, ho usato questa abilità per aiutare un mio carissimo amico, che chiameremo “Yari” (anche perché è il suo nome) a farsi ricevere per un colloquio niente popo’ di meno che dal CEO dell’azienda dove avrebbe voluto lavorare, anche se non c’erano posizioni aperte e non stavano cercando personale in alcun modo.

E tutto questo SENZA neanche inviare il CV, ma utilizzando “soltanto” una lettera scritta con tutti i principi e i segreti che stanno alla base del magico mondo del copywriting.

Perché solo così, in un mondo come quello di oggi, puoi promuovere con successo il tuo lavoro, la tua persona, valorizzare le tue competenze e dimostrare alle persone alle quali stai parlando che sei il migliore in assoluto. La loro miglior decisione, della quale non si pentiranno MAI.

E a quel punto ribalterai le regole del tuo personale “mondo del lavoro”. Non saranno più le aziende a doverti scegliere, ma avrai TU il potere di scegliere l’azienda dove andare.

I tuoi anni di studio e notti in bianco per studiare verranno finalmente riconosciuti… ma solo se svilupperai l’oscura arte del copywriting.

Per realizzare questo e tutti i tuoi sogni – ed evitare che il potenziale del percorso di studi che hai fatto fino ad oggi rimanga inespresso e finisca a prendere polvere in un cassetto – ti invito nell’unica scuola di magia e stregoneria in Italia per trasformare ogni tua parola in una maledizione “Imperio”.

Non finire disoccupato e mortificato come il “brillante” neo-laureato della leggenda. Non finire come Martin, in mezzo ad un branco e incapace di dimostrare la sua unicità.

Aggiungi il copywriting alle tue competenze, dai ai tuoi sogni l’opportunità di diventare realtà cliccando QUI e scopri come essere tra i primi di una nuova generazione di neo-laureati liberi.

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Punta sempre in alto,

Marco D.

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Un commento

  1. Sara Bianchi

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