Gli imprenditori italiani sono degli emeriti imbecilli: ecco perché

Gli imprenditori italiani sono degli emeriti imbecilli: ecco perché

Certo che bisogna essere davvero un po’ matti per intitolare un articolo così.

Perché?

Perché è un blog per italiani. Questo significa che ci saranno un mucchio di persone che cominceranno ad esprimere giudizi insensati, a lanciare insulti e a menarla con la storia del linguaggio poco consono ad un blog che dovrebbe parlare di marketing per piccole imprese.

Tutto questo senza neanche aver letto l’articolo per intero.

Perché l’italiano medio fa così: suppone e agisce sulla base delle proprie – errate – supposizioni.

Qualcuno leggerà, scorrendo veloce la pagina, qualche altra provocazione scritta all’interno dell’articolo, e senza comprenderne davvero il significato, commenterà con qualche stupidaggine abissale credendosi pure intelligente.

Perché l’italiano medio fa così: non capisce ed esprime pareri su cose di cui non si intende.

Qualcun altro addirittura lo leggerà fino in fondo, per poi esprimere un giudizio dall’alto della propria inesperienza iniziando con “io ho letto tutto l’articolo e devo dire che non sono d’accordo su…”.

Perché l’italiano medio fa così: ha il bisogno incessante di esprimere la propria opinione. Ma non un’opinione qualunque, magari un feedback positivo o un’osservazione valida, no. L’italiano medio ha la necessità di demolire gli altri, sempre e comunque.

E questo comportamento è perfino accettabile in alcune situazioni. Perché in fondo, se non sei responsabile di nessuno tranne che di te stesso, puoi fare un po’ tutte le cavolate che vuoi, chi se ne frega. Ma quando hai un ruolo di responsabilità, quando sei manager di una grande azienda, o peggio ancora quando ne sei il proprietario, non puoi permetterti di commettere azioni dettate dalle supposizioni sbagliate. Perché le conseguenze non saranno disastrose solo per te, ma per tutti quelli che dipendono da te.

Oddio, sto andando troppo veloce, facciamo un passo indietro.

Come mi è saltato in mente di scrivere un articolo del genere?

Principalmente perché è da un po’ che ho a che fare con i piccoli imprenditori italiani e, a parte qualche rara mente illuminata, l’atteggiamento tra gli appartenenti alla categoria è più o meno sempre lo stesso. Un disagiante e poco rassicurante atteggiamento da imprenditore italiano.

Per farti capire meglio cosa intendo, ho bisogno che tu mi segua per bene nelle prossime righe.

Dalle mie analisi (assolutamente superficiali) risultano esistere tre principali tipologie di imprenditori, ognuna delle quali ha delle caratteristiche specifiche. Se stai leggendo questo articolo, è molto probabile che tu rientri in una di queste categorie. Scopri quale ti rappresenta di più.

Le tre tipologie di imprenditori italiani

  1. Il figliol prodigo. Bello de papà, prima o poi dovrai smetterla di farti mantenere. Come nasce l’imprenditore figliol prodigo: con la mamma che è preoccupata perché stai sempre in giro e non fai mai niente di produttivo, allora babbo per farla stare zitta ha detto che ti mette a lavorare in azienda da lui… magari ti fa fare il marketing visto che hai pure la laurea che t’ha pagato.
    Che idea grandiosa.
  2. Il dipendente scazzato. Ci sono lavori che fai perché non hai voglia di impegnarti o di studiare (troppo sbatti zì) tipo il barman, il commesso, l’estetista e tutti quei mestieri che impari quando hai un disperato bisogno di soldi e che poi continui a fare per il resto della tua vita perché ti sembra troppo scomodo cambiare. Poi ad un certo punto succede che sei stufo di lavorare “sotto padrone” e decidi di metterti in proprio. Perché in fondo sei bravo… pure più bravo del tuo titolare. Solo che dopo un po’ scopri che “essere bravi nel proprio lavoro” non basta ad avere un’attività di successo.
  3. L’imprenditore vero. Figura quasi mitologica che si aggira per le strade del mondo portando sempre con sé la sua enorme voglia di imparare, di migliorarsi, di ottenere risultati sempre più grandi e di raggiungere obiettivi sempre più sfidanti. L’imprenditore vero ha una fame pazzesca di successo, una forza d’animo immensa e un orientamento al risultato fuori dal comune. Tutte queste sono doti assai rare, quindi non è strano che gli imprenditori veri siano veramente pochi.

Ecco perché in Italia l’imprenditoria è così indietro.

Le tasse sono troppo alte? Si, certamente.

La mentalità retrograda, bigotta e contraria allo sviluppo non favorisce il progresso? Vero anche questo.

Ma non sono le vere ragioni per cui siamo uno degli ultimi paesi al mondo nel ramo dell’imprenditoria, no. Il vero motivo lo ha svelato qualche tempo fa Frank Merenda, imprenditore illuminato e creatore di brand di estremo successo, in uno dei suoi bellissimi articoli, quando ha avuto il coraggio di dire che: in Italia la gente inizia a fare impresa per i motivi sbagliati.

Prima ho scherzato e ho fatto una mega generalizzazione sui tre tipi di imprenditori italiani. Scherzavo eh… ma manco tanto.

Te lo ripeto, come dice Frank: in Italia le persone iniziano a fare impresa per i motivi sbagliati.

A volte perché ci si ritrovano, perché hanno ereditato un’azienda, perché non vogliono essere dipendenti, perché il capo è uno stronzo e allora per dispetto si mettono in proprio, perché sono bravi nel proprio lavoro, sono degli ottimi esecutori, e allora non gli pare giusto che uno meno bravo debba guadagnare più di loro, quindi aprono azienda e tentano di fargli concorrenza… non iniziano a fare azienda per i motivi giusti che li porterebbero al successo.

Quindi lo dico ancora ancora: gli imprenditori italiani sono degli emeriti imbecilli

E dopo che hanno aperto l’azienda per i motivi sbagliati che succede?

Succede che si comportano come quelli che si ritrovano una patata bollente tra le mani e non hanno assolutamente idea di come gestirla, di come farla smettere di bruciare, di come liberarsene.

Allora poi soffrono, si avviliscono, non riescono a guadagnare abbastanza da potersi permettere lo stile di vita che desideravano… e falliscono.

Dovremmo essere tutti un po’ come Christian

Io questa cosa qui, la prima volta che Frank Merenda l’ha scritta, mica l’avevo capita così bene.

L’ho compresa davvero l’altro giorno, quando ho ricevuto un enorme schiaffo morale da un mio caro amico, che per motivi di privacy chiameremo Christian.

Christian ha 27 anni e lavora come meccanico per un’azienda che si occupa di riparare treni. Come me, anche lui ama da morire il suo lavoro. Ne parla sempre con grande entusiasmo ed è un piacere sentirgli dire cose come “Il mio lavoro è come un gioco: ogni volta devo cercare un guasto che potrebbe essere ovunque, e aggiustarlo il più in fretta possibile dopo averlo trovato”. Giuro che ho conosciuto raramente persone che amano così tanto il proprio lavoro.

Siccome io non mi faccio i fatti miei, mentre parlava con tanta foga del suo amato lavoro, ho avuto la brillante idea di dirgli: “Chri che figata! Ma se sei così bravo perché non ti metti in proprio?” (Si lo so, ho la smania di voler portare ‘nel mio mondo’ tutte le persone che conosco, ma sulle mie psicopatologie ci soffermeremo un’altra volta…)

Al che lui mi risponde semplicemente: “E perché dovrei? Io voglio stare tranquillo nella vita…”

BOOM.

Giuro che è stato uno schiaffo talmente forte che sento ancora dolore alla guancia. In 2 secondi mi sono resa conto di avergli fatto una domanda stupida, mi sono ricordata che l’essere appassionati di un settore, non significa che si è in grado di aprire un’azienda in quel settore.

Per fare azienda deve scorrerti il sangue degli avversari dai denti a causa dei morsi che gli hai dato, ogni giorno

Nella mia testa mi ero immaginata che Christian potesse guadagnare molti soldi e ottenere più soddisfazioni dal proprio lavoro se si fosse deciso a mettersi in proprio… ma la verità è che ho proiettato su di lui le mie ambizioni e le mie aspirazioni. Cosa estremamente sbagliata.

Se Christian mi avesse dato retta, sarebbe stato solo un altro imprenditore che avrebbe aperto l’azienda per i motivi sbagliati. E che molto probabilmente non sarebbe arrivato al terzo anno di attività.

Lui con due parole mi ha spenta… ed io ho riflettuto su quante ne ho passate fino ad oggi, quante imprecazioni e quanti fallimenti ho visto. Quanti “non voglio farlo più”.

Non molto tempo fa mi è stato perfino detto che non sono in grado di scrivere del buon copy e addirittura che non sono geneticamente adatta a farlo (mah).

Ho pensato di mollare? Certo che si.

A dire il vero ci penso spesso… ma poi non lo faccio mai.

Perché figuriamoci se ve la do vinta.

Voglio dire, io non sono ancora una vera imprenditrice, ho avuto un paio di mie attività che ho chiuso/ceduto per sostituirle con qualcosa che mi stimolava di più, ma sono ben lontana dal realizzare le mie aspirazioni.

Eppure già il solo percorso che sto perseguendo è assai diverso dalle strade più semplici che percorrono, a ragione, la maggior parte delle persone che conosco.

E lo rifarei altre mille volte se tornassi indietro.

Di certo non perché abbia qualcosa di speciale rispetto agli altri. Solo un po’ più di… fame.

Sono famelica di successo, di risultati, di vittorie.

Sono famelica, come tutti quelli come me che ambiscono a qualcosa che va oltre la mediocrità.

Sono famelica, come dovrebbero essere tutti quelli che hanno gli obiettivi grandi, come tutti quelli che vogliono fare impresa.

Ma allora nessuno dovrebbe voler fare impresa?

Certo che si, ti ho raccontato dell’episodio con Christian solo per farti capire che NON SEI OBBLIGATO a farlo. Non sei obbligato a sbatterti ogni giorno per raggiungere chissà cosa e per ricercare una serenità che non arriverà mai se davvero se decidi di fare impresa.

È molto meglio acquisire consapevolezza dei propri limiti che battersi tanto per qualcosa e fermarsi poi al primo ostacolo. È molto meglio lasciar andare certi sogni che vivere nella speranza (stupida) di realizzarli.

A meno che tu non abbia deciso di fare impresa per i motivi giusti: in quel caso continua a formarti e a studiare per diventare sempre più bravo, io giuro che sarò sempre dalla parte di quelli che meritano.

Cosa farei se dovessi iniziare da zero domani mattina

Se c’è una cosa che ho imparato dal marketing, è che qualunque campagna tu decida di fare, prenderai sempre e comunque sassate nei denti. Con lo studio e l’esperienza saranno solo meno pesanti, e qualche volta imparerai perfino a schivarli, ma ciò non significa che non ti vedrai arrivare sassi addosso da tutti i lati.

E allora anche con le competenze è un po’ così: devi studiare tanto, ma poi devi applicare e sbatterci il muso per farti le ossa dure… e continuare  comunque a sbatterci il muso. Perché questa è una di quelle lotte che non finisce mai.

Qualcuno a volte mi chiede consigli su come iniziare a farsi strada nel mondo, su come diventare un grande freelance o su come mettere su un’attività.

Mi viene sempre da ridere quando chiedete a me consigli su come vivere. Andiamo, cosa diavolo ne so io? Ho 24 anni e due cose mi vengono davvero bene: scrivere copy e fare i pancake coreografici. Non sono la persona più adatta a dare consigli di vita.

Al massimo però posso dirti cosa hanno in comune tutte le persone di successo che conosco. E devo dire che ho la fortuna di conoscerne un po’. Cosa hanno in comune i freelance bravi, famosi e strapagati, cosa hanno in comune gli imprenditori che significano qualcosa nella vita di grossi numeri di persone, cosa hanno in comune le persone che per lavoro comunicano il proprio messaggio al mondo.

Anzi, faccio proprio una bella lista delle caratteristiche che hanno queste persone e che a mio avviso dovrebbe avere chi ha un’azienda di qualunque tipo o intende aprirne una.

  1. Ambizione: tanta, così tanta da poterti nutrire di essa, facendo a meno di (quasi) tutto il resto;
  2. Sensibilità: nel senso più profondo del termine, saper capire gli altri, i loro desideri, le loro emozioni, le loro aspirazioni;
  3. Capacità relazionali: ci sono due tipi che conosco piuttosto bene, uno è intelligentissimo, l’altro leggermente meno. Solo che quello meno intelligente ha più soldi, più fama e più figa dell’altro. Perché? Semplice, capacità relazionali maggiori;
  4. Competenze: di marketing e vendita come base, e poi impara tutto quello che c’è da sapere sul tuo mercato di riferimento;
  5. VOGLIA DI IMPARARE! L’ho messo per ultimo perché la parte buona del piatto si lascia per il gran finale… Non c’è niente ragazzi, niente che valga più della voglia di imparare;

E gli italiani non lo fanno quasi mai. Gli imprenditori italiani poi, figuriamoci.

Così presuntuosi, egocentrici, così poco umili e poco fecondi rispetto alle nuove informazioni.

Eccolo qua il grande danno di tutta questa enorme premessa:

Gli imprenditori italiani non hanno voglia di imparare

Per due spiccioli che hanno nelle tasche si sentono arrivati, snobbano gli altri, perfino gli insegnanti che potrebbero cambiargli la vita. Perfino i loro pari.

Quindi si, non è solo l’ennesimo titolo provocatorio.

È quello che penso davvero: gli imprenditori italiani sono degli emeriti imbecilli.

Ma si può guarire da questo cancro?

Si… se impariamo ad essere umili. Se ci rendiamo conto di avere le 5 caratteristiche che ho scritto sopra e cominciamo a ricercare le informazioni e le competenze che dobbiamo apprendere per ambire a qualcosa di meglio rispetto alla situazione in cui ci troviamo ora.

Tornando alla domanda di prima, se dovessi iniziare da zero domani mi metterei a studiare marketing immediatamente, e comincerei ad applicare le competenze apprese nelle aziende di amici e conoscenti, magari dividendo gli introiti derivanti dalla campagna. Mica come quelli che non hanno mai cavato fuori una sola case history di successo e si fanno pagare oro (anticipatamente) per dei servizi assolutamente mediocri.16729645_10208484646861398_1665784487_n

E studiare marketing è esattamente quello che dovrebbe fare qualsiasi imprenditore che non sia un emerito imbecille.

Se sei arrivato a leggere fino a qui, probabilmente rientri nella categoria di persone che non hanno il cervello leso e sei uno che davvero ha voglia di migliorarsi, di crescere e di far crescere la propria azienda e il proprio bagaglio di competenze.

Ti faccio i miei complimenti, spero sinceramente che tu sia (o sarai) uno degli imprenditori che risolleveranno le sorti della categoria.

“Si bhè, io ho capito che dovrei iniziare a studiare a fare marketing per PMI, ma da dove comincio? Ho un budget limitato, non posso rischiare di buttare via soldi in questo momento.”

Se queste parole (o qualcosa di simile) stanno attraversando la tua testa in questo momento, sappi che ti capisco.

Anche io non avevo idea di dove cominciare qualche anno fa. Ho buttato via giorni interi passati a studiare materiale inutile, senza contare i soldi che ho speso per acquistare manuali e corsi di formazione totalmente inutilizzabili.

Per questo, insieme ai miei colleghi del CopyTeam, capitanati da un eccezionale Marco Lutzu, abbiamo fondato la Copy Academy.

Cosa è la Copy Academy?

La Copy Academy è quel luogo in cui è assolutamente vietato l’accesso agli imprenditori imbecilli. All’interno della Copy Academy troverai infatti solo gente in gamba, in grado di seguirti, di aiutarti e di supportarti durante tutto il percorso di crescita.

I migliori imprenditori di Italia si sono riuniti per muovere insieme ai tutor i primi passi del cambiamento collettivo.

I trainer, a loro volta, si impegnano quotidianamente a per preparare al meglio gli studenti ad affrontare il mercato, con tutti gli strumenti di marketing a risposta diretta necessari.

È la scuola di copywriting numero uno in Italia… e se ti stai chiedendo cosa è il copywriting, sappi che è la competenza più importante che devi imparare se intendi diventare un vero imprenditore.

Vuoi un esempio?

In questo articolo ho utilizzato una serie di tecniche di copywriting, il cui scopo è quello di “venderti” la nostra filosofia, il nostro mondo, l’accesso alla Copy Academy e la voglia di appartenere al nostro gruppo.

A volte l’ho perfino fatto in maniera goffa perché “show and tell” non è mai semplice, nemmeno dopo anni di studio e applicazione (specie se ti metti a scrivere un articolo alle 02.00 di notte, ma questa è un’altra storia).

Ha funzionato?

Mmmmh, tu sei arrivato a leggere fino a qui, perciò…

Ma se vuoi davvero distinguerti dalla massa di imprenditori imbecilli che non hanno più voglia di imparare, di mettersi in gioco, di ambire a qualcosa che vada oltre la situazione di stagno in cui si trovano, allora vai su Copy Academy e leggi questa pagina che il Dr Lutz – il più autorevole copywriter italiano – ha scritto per te.

Se invece sei già uno studente di Copywriting e hai letto questo articolo con foga perché parlava di uno degli argomenti che ami di più… sappi che ho qualcosa in serbo anche per te.

All’interno di questo articolo ci sono diverse tecniche di copy a risposta diretta. Io ne ho contate 8 (ma a volte applico in maniera inconscia, quindi non escludo che siano di più), se sarai in grado di individuarne almeno 8, entra in Copy Academy e avrai la possibilità di chiedermi – all’interno dell’area riservata – se hai indovinato o meno.

Per chi indovina e si iscrive c’è un gran bel premio, che però non rivelerò in questo articolo.

(Uhuh, il mistero si fa interessante!)

Ecco cosa devi fare

  1. Se non hai mai sentito parlare di Copywriting e questo articolo ti ha incuriosito, vai su Copy Academy e scopri il magico mondo dello scrivere per vendere (è molto probabile che questa cosa ti cambierà la vita).
  2. Se invece già studi copy e vuoi giocare con me a “indovina le tecniche di copy”, allora vai su Copy Academy e compila il form che trovi in basso, ti contatterà Gregorio – il nostro preparato e disponibile consulente didattico – e ti spiegherà come fare per entrare all’interno dell’area riservata e partecipare al gioco.

Ricapitolando, il vero motivo per cui gli imprenditori italiani sono degli imbecilli è perché non hanno più voglia di imparare… quindi sono esclusi tutti quelli che hanno eccome voglia di crescere, di migliorarsi, e quindi di apprendere cose nuove.

E sai dove si riuniscono tutti questi imprenditori illuminati?

Qui.

Ti aspetto in area riservata.

Roberta Parente

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  1. Peter
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  2. Matteo
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  3. Laura
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